Se osservi l’Umbria nel particolare vedi un’altra terra. Puoi annusare il profumo del fieno appena tagliato oppure di quelle erbe che crescono spontanee all’incrocio tra una strada sterrata ed un campo incolto; puoi assaporare i piatti gustosi, che non gli chef iperstellati ma le mamme innamorate della propria terra, preparano con tanta cura e vera dedizione; puoi ascoltare il suono felice delle campane della domenica mattina, il chiacchiericcio buono sui vicoli del borgo, il belare della pecora seguito dal chicchirichì o dallo starnazzare del pennuto sull’aia. Se poi ti fermi per un attimo, puoi toccare la corteccia spessa della quercia che divide, come un tempo, un terreno di proprietà da un altro, oppure prendere in mano un grappolo d’uva matura, sentirne la bella consistenza ed il dolce profumo. Se in Umbria vai lentamente e senza la frenesia di stare sopra ad un’automobile con tanti cavalli o in sella per arrivare primo, il dono più grande che puoi riceverne è quello di Riuscire a Vedere.
Dico io, deviando dal Piccolo Principe, che l’Essenziale è visibile agli occhi, se questi hanno il tempo e la possibilità di osservare.
Andando piano vedi anche il fiore e l’insetto, ma soprattutto scopri la vera anima di una terra.
Passando nei pressi di Montefalco ho rivisto la vite maritata (la vite coltivata arrampicata ad un albero di acero campestre, invece che sui soliti pali di cemento). Più giù tra Bevagna e Cannara, c’era un’enorme pianta di fico e sotto tre o quattro porcelli in un recinto fatto di stecche di legno che mangiavano i dolci frutti caduti in terra. Mi è tornato in mente che già i latini, in queste terre, usavano questa tecnica di allevamento sotto ficaie, per preparare e dare un sapore migliore alla carne del maiale (soprattutto al fegato che, infatti, deriva dal latino ficatum) e quindi alla sua lavorazione che ha inizio nel mese di dicembre.
La Francescana, la ciclostorica che partendo da Foligno raggiunge i più bei borghi dell’Umbria passando per strade bianche e attraversando le vie di campagna, lontane dal traffico, è tutto questo. Certo ho visto anche spingere forte sui pedali e sudare per riuscire a terminare quel lungo percorso e quella salita, ma poi dietro alla curva ho rivisto il sorriso, oppure una mano spingere la spalla della compagna di percorso, per alleviarle un pò di fatica; ho visto persone fermarsi per aiutare l’amico (conosciuto quello stesso giorno) a ricucire una catena strappata o una camera d’aria bucata.
Eh si, chi partecipa (e parteciperà) a La Francescana è anche uno sportivo di alto livello, capace di imprese sensazionali, ma in quel giorno decide di stare con se stesso, con la propria anima, rispolverando una vecchia bicicletta dimenticata in cantina. L’Umbria è un territorio unico, che ha necessità di essere scoperto o riscoperto grazie anche ad un ciclismo diverso in cui la classifica e la tecnologia del mezzo non fanno da padrone; un ciclismo che guarda passato, presente e futuro dando spazio all’uomo, ai luoghi, alla bellezza che ci circonda.
Noi siamo al lavoro per farvi vivere una nuova bella esperienza qui nella nostra terra.[/fusion_text][/one_full]